Ho viaggiato un villaggio,
Si trova sulla riva di un fiume.
Il treno si vuota via via che
Ci si ravvicina a quel paese,
In una valle davvero verde,
Ai piedi di una vite vivace.
Qui, invece, si può vedere
Un altro campo dell’ ebrezza
Nell’ alta canna da zucchero,
Con i suoi fiori più trasparenti
Che le gonne in piena estate.
Anche l’inverno è soleggiato
Perché le stagioni civettuole
Vogliono diventare giovane.
Nello villaggio che ho amato
La luna è forse più brillante
Che il sole australe che sa
Di il caffè ristretto insonne,
Ma la vita non ci è meno dolce.
Le case le facciate delle quali
Sono rosse per causa dei vini
Sono diventate più tranquille
A furia di renderci così felici,
Senza fare finta di sembrare
Più ricchi che la loro fantasia.
Tutti quelli che hanno la fortuna
Di perdercisi grazie a una carta,
Si siedono nel tardo pomeriggio,
Tenendo la mano al silenzio,
Loro e il sole fianco a fianco
Per tenere il giorno al caldo.
Ascoltano e guardano
Il traghetto, il momento
Che sempre stanno risalendo
Il corso del fiume,
Fino al primo cuore,
Piano ma senza un imbottigliamento,
Eccetto quello del vino al tramonto.
Eppure
Non è necessario che si sia ebbri
Per vedere la Loreley lasciva,
La signora da un sogno
Il cui segno mi bisogna
Perché la sua capigliatura
Lontanissima e lunghissima
Facilita il fiotto del fiume che fugge
Per guidare i suoi stranieri stregati.
Bada che nessuno dimentica
Che ha la facoltà, che da la follia,
Di soffrire e non essere amata.
Non si rende conto
Del suo fado canto
Perché, benché
Le sue lacrime siano così salate,
E il suo amore troppo amaro,
L’acqua nel fiume va stando dolce.
Giacché in realtà
Non ha il potere di mutare
Le sue lacrime in vino rosso,
La fedele gente in quel paese
Coltiva la vite per la donna,
Il che insegna loro la felicità.